I miei due amici sono appena andati via: sento ancora addosso il loro odore e la consapevolezza che da questo momento niente sarà più come prima; il nostro rapporto da stasera cambierà, anzi: direi che è già cambiato.


Ho conosciuto Giampiero, da tutti detto Piero, circa 8 anni fa: mi era piaciuto subito, con quegli occhi azzurri, la barba folta e il sorriso gentile; ma c’era un particolare di lui che davvero non riuscivo a togliermi dalla testa: il suo pacco, che premeva fiero sui pantaloni, creando una collinetta che avevo visto in davvero pochi uomini prima di lui.


Quante volte ho fantasticato su quel pacco! Puntualmente, immaginavo di poter aprire la zip e trovarmi finalmente di fronte al suo uccellone, che ero sicuro fosse enorme, poterlo succhiare e magari farmi scopare.


Purtroppo, però, queste fantasie sono rimaste chiuse nella mia testa, almeno fino a qualche mese fa, quando cominciarono ad accadere cose che io mai avrei pensato potessero succedere.


 



Il cambiamento che diede inizio a tutto, ha un nome preciso: Riccardo, un altro uomo molto affascinante originario del Sud (come Piero); anche la modalità con cui ci siamo conosciuti era simile, visto che conobbi Piero su un social network e Riccardo in un altro. A dire la verità, all’inizio ero più uno stalker che un amico nei confronti del povero Riccardo, che alla fine accettò di venire a casa mia a cena e di conoscere i miei amici, fra cui Piero.


Riccardo si rivelò, oltre che bello, anche molto simpatico: amava molto stare al centro dell’attenzione e sapeva come attirarla; alla seconda o terza cena insieme, cominciò a mostrare a Piero (che gli stava seduto a fianco) e di conseguenza anche agli altri commensali, sue foto di nudo: fu in quel momento che mi resi conto di non avere un solo amico con l’uccello grosso, ma bensì due.


Riccardo infatti, senza alcun imbarazzo, raccontò delle sue grandi doti (ben 21 cm) e, soprattutto, che in estate frequentava il battuage nella zona industriale, soprannominato “Il boschetto”; non faticammo a credere che i suoi racconti fossero veri, anche quello in cui disse che una sera glielo succhiarono in 6 (non osai chiedere se fossero tutti insieme o un po’ alla volta).


Complice un paio di bottiglie di vino e qualche amaro di troppo, la serata procedette nell’euforia generale, fra foto di cazzi, video di pompini e Riccardo che ad un certo punto si tirò giù le mutande, mostrandoci il suo meraviglioso arnese da 21 cm completamente in tiro.


 



Che cosa poteva succedere di ancora più sorprendente? Quello che davvero non mi sarei mai aspettato.. A fine serata, ormai mezzanotte era passata da un po’, ci salutammo: Riccardo andò verso la sua auto mentre io e Piero, che era in macchina con me, salimmo nella mia. Dopo poche centinaia di metri arrivò un messaggio di Riccardo: “Vi aspetto al boschetto???”; ci fu un attimo di stupore, durante il quale io e Piero non capimmo bene che cosa stesse succedendo.


Provai a capire meglio: “Ma solo io, o anche Piero?” “Anche Piero. Facciamo in tre”; diedi al mio amico che era seduto a fianco una rapida occhiata e gli chiesi se volesse andare, egli rispose di sì, seppur un pochino titubante, e ci dirigemmo al boschetto. Lì sarebbe potuto succedere di tutto: avevo un po’ di timore e, soprattutto, avevo il cuore che batteva a mille, immaginando che avrei potuto avere quei due uomini così affascinanti e cazzuti tutti per me.


 



Una volta giunti al battuage, dove Riccardo era già in attesa, parcheggiammo le auto in modo da avere un pochino di privacy e accadde ciò che avevo immaginato solo nei miei sogni più proibiti: entrambi si slacciarono i pantaloni, liberando i loro membri già turgidi e offrendoli alla mia bocca vogliosa. Quello di Riccardo lo avevo già ammirato poco prima e, visto che eravamo lì grazie al suo messaggio, cominciai a succhiarlo per primo.


Mentre succhiavo il meraviglioso cazzone del mio amico, con la mano accarezzavo quello di Piero, che finalmente potevo ammirare in tutto il suo splendore: era lungo probabilmente 2 o 3 cm meno dell’altro, ma era decisamente più largo; non potevo più aspettare e dopo qualche minuto, assaggiai anche il suo uccellone, prendendolo tutto in gola.


Mi occupai dei loro cazzi per almeno una mezz’ora o, probabilmente, anche più a lungo: sinceramente era una cosa così piacevole che persi la cognizione del tempo; leccavo e succhiavo quei due cazzoni, alternandoli dentro la mia bocca, li accarezzavo con le mani, leccavo le aste fino ad arrivare alle palle… tutto pur di dar loro piacere. Il loro godimento non tardò a manifestarsi: prima Riccardo e poco dopo anche Piero, completarono la serata con una copiosa sborrata; li avevo fatti arrivare entrambi all’orgasmo e, sebbene io non ci fossi arrivato, la soddisfazione per me fu grande, tanto più che i due mi fecero anche i complimenti per come avevo saputo spompinarli.


 



Dopo quel primo, indimenticabile pompino al boschetto, qualche settimana dopo ci fu un bis: il copione fu il medesimo, anche se stavolta fui io a proporre a Riccardo di andare al battuage, d’accordo con Piero, e succhiai i loro cazzi avidamente, fino a far sborrare entrambi.


In me però cresceva un desiderio: succhiare i loro cazzi era divertente, certo, ma avrei tanto voluto andare oltre, essere finalmente scopato e magari riuscire a venire anche io; cominciai a pensai a come avrei potuto realizzare la cosa, visto che solitamente le cene erano sempre composte da noi tre, più un quarto amico o addirittura un quinto.


 



L’occasione propizia si è presentata quando Ugo (il quarto amico) disse che questo weekend sarebbe andato a Milano a trovare alcuni suoi amici: avrei potuto invitare a cena Piero e Riccardo a casa mia e tentare di ottenere quello che ormai era diventata quasi un’ossessione, ovvero farmi scopare da entrambi.


Così ho invitato “i piselloni” (così li ho soprannominati) a casa mia stasera e ho cercato di prenderli per la gola, con una bella carbonara, fatta con le uova fresche delle mie galline; ho preparato anche un bel dolce, ma quello che probabilmente ha acceso ulteriormente la serata sono state le due bottiglie di vino rosso portate dai miei ospiti.


 



Durante la cena Riccardo ha stuzzicato Piero a più riprese, con battute, palpeggiamenti e mettendogli addirittura la lingua in bocca e il risultato è stato che quel pacco, già prominente di suo, stava letteralmente scoppiando.


Finito di mangiare ci siamo trasferiti sul divano e in poco tempo i miei amici, un po’ alticci e visibilmente eccitati, hanno tirato fuori entrambi i loro cazzi grossi e già turgidi, pronti per essere succhiati.


Ovviamente non mi sono fatto pregare: senza neanche mettere un cuscino a terra, mi sono inginocchiato al loro cospetto e ho cominciato a succhiare avidamente, come meglio sapevo fare; me ne mettevo in bocca uno e accarezzavo l’altro, li leccavo entrambi, partendo dalle palle per arrivare alla punta della cappella e poi scendevo di nuovo, facendoli mugolare di piacere.


 



Ad un certo punto, ho visto Riccardo alzarsi dal divano e dirmi la frase che aspettavo da mesi: “Andry, tirati un po’ su” e, mentre continuavo a succhiare il cazzone di Piero, mi ha tirato giù i pantaloni, affondando la lingua tra le mie chiappe; era davvero bravo con la lingua, lo devo ammettere, e ho cominciato a godere anche io.


Dopo aver messo molta saliva sul mio buchetto, smise di leccarlo, intanto io pregavo che stesse per infilarci il suo cazzone di 21 cm; finalmente le mie preghiere furono esaudite: sentivo la cappella turgida di Riccardo premere contro il mio buchetto che, eccitato dalla situazione, fece davvero poca resistenza, e ho accolto in me tutta quell’asta di carne.



“Andry, ti ho fatto male?”, Riccardo si preoccupava di quell’entrata forse un po’ troppo repentina per le sue aspettative “Oh no, non ti preoccupare… scopami come se non ci fosse un domani!”; sollevato dalle mie parole, il mio amico cominciò a darmi colpi profondi, dapprima lentamente e poi con sempre più velocità ed energia: era fantastico sentire quell’enorme cazzo fare su e giù dentro di me, ad ogni colpo avevo un sussulto di piacere e credo proprio che, se non avessi avuto la bocca riempita dal cazzo di Piero, avrei urlato dal godimento.


Riccardo era quasi giunto al culmine del piacere: “Andry, sto per venire” “Sì, cazzo, riempimi di sborra!!”; non se lo fece ripetere due volte e, con colpi frenetici e pieni di energia, scaricò tutto il suo piacere dentro di me.


 



Quando Riccardo è uscito, per un attimo mi sono sentito vuoto: dopotutto, il mio buchetto era stato riempito da 21 cm di carne turgida, che ora non c’era più; quella sensazione però non è durata a lungo, poiché Piero fece cenno di volersi alzare: “Adesso tocca a me”, disse, e senza esitare si piazzò dietro di me, puntando la sua enorme cappella dritta fra le mie chiappe e cominciò a spingere.


Nonostante le dimensioni ragguardevoli, anche il cazzone di Piero fu presto completamente dentro di me: il mio buchetto era già ben allargato dalla scopata con Riccardo e non ha offerto resistenza neanche al secondo, piacevolissimo invasore; aspettavo da ben otto anni quel momento e ora volevo assaporare ogni istante di quel rapporto.


 



Piero, dopo aver rassicurato anche lui sul fatto di non avermi fatto male, cominciò a stantuffarmi: sentivo quella cappella enorme fare su e giù dentro di me e provavo delle sensazioni davvero forti; era bellissimo averlo finalmente in me e non ho potuto far altro che cominciare a smanettarmi, visto che anche io avevo l’uccello durissimo.


Non sono riuscito a trattenermi: dopo qualche minuto, tutto quel godimento mi ha provocato un intenso orgasmo, facendomi sborrare copiosamente sul pavimento; Piero se n’è accorto: “Hai sborrato, bene... Tra poco sborro pure io” “Mi raccomando, tutta nel culo… Stasera, doppia farcitura!” “Sì, Andry.. Tutta nel culo!” e poco dopo sentii schizzi di caldo sperma riempirmi di nuovo il retto.


 



Quando anche Piero è uscito dal mio buchetto, grondante di sborra, sono dovuto correre in bagno a scaricare tutto quel seme, che rischiava di uscire da un momento all’altro; quando sono tornato, i miei due amici si erano già rivestiti e, vista l’ora tarda, fecero per andarsene. Li ho ringraziati della splendida serata e anche loro hanno ringraziato me, per la cena e anche per il dopocena.


Ora che sono rimasto solo, un dubbio mi assale: avrò fatto bene a spingermi così in là? Mi chiedo se da domani saranno ancora miei amici; io spero di sì, dopotutto una scopata non può compromettere un’amicizia bella come la nostra.


 

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