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Dopo quel fatidico pomeriggio trascorso con Sandra, ci volle quasi una settimana prima che la rivedessi.


 



E stetti nel mentre malissimo.


Ero in crisi di astinenza.


Letteralmente.


 



Nel weekend, misi avanti le mani con Lucia, la mia ragazza. Non mi sentivo bene:


la sedicente notte passata fuori, in ambulatorio, a far compagnia alla nostra “amabile” vicina di casa doveva avermi fatto ammalare.


 



Che uomo che ero eh? 


Ma che diamine avrei dovuto dirle…?! la verità?


 



“Lu… Ascolta…


Non siamo mai stati in ospedale… 


hai presente tutte le volte che ti ho detto di odiare Sandra? 


Ecco… la venero… la venero come una Dea…”


 



“Venerdì le ho fatto da galoppino dopo un appuntamento andato a male, da sacca da boxe per tutte le latenti frustrazioni che nutre verso il genere maschile.


L’ho riverita, le ho baciato persino i piedi…


Ci siamo anche baciati… Ci siamo baciati piu’ volte…


La maggior parte come suo modo di mettermi in bocca il sapore del pisello di un altro…


E poi lo sai il genere di uomo a cui si concede Sandra no?


Primitivo, rozzo, maschio… 


 



Scuro…


A me sicuramente non la dara’ mai… non vale come tradimento giusto?… Eddaiiiiiiii”


 



Coprii quindi il mio lunatismo con una non meglio identificata influenza.


 



Anche perché sapevo che non sarei riuscito a stare… in intimità con lei… 


Mettiamola cosi’.


Anzi, per dircela chiara, gia’ nei bacini sindacali che ci scambiavamo in quei giorni, nelle coccole di rito, l’immagine di Sandra sudata e burrosa mentre si faceva mettere le mani addosso dal buzzurro di turno mi si insinuava nella mente ogni quando chiudevo gli occhi.


 



Il contatto con Lucia, mi pareva roba aliena…


 



Per quanto riguarda l’autoerotismo… pure li non riuscivo… 


i pensieri sulla mia vicina e l’umiliante vissuto, mi tenevano in una situazione di costante eccitazione, salvo poi durante la sublimazione… provare una sensazione di tenerezza “bloccante”, una lealtà verso Sandra che mi impediva quasi sempre di portare a termine il giu’ di mano.


 



Quindi niente pippe!


 



Continuavo ad accumulare ansia e frustrazione senza riuscire a trovare valvola di sfogo. 


 



Detto cosi’ sembrerà ridicolo ma la verita’ e’ che sentivo di essermi ammalato per davvero: 


Mal di Sandra?


Sindrome di Stoccolma?


 



“Sei solo uno sfigatello che ho rotto levandomi le scarpe!”


 



Quando Lucia dal lunedi’ riprese ad andare in ufficio fui piu’ libero di deprimermi.


Che paradosso!


 



Ormai avevo sempre la voce imperiosa di Sandra in testa e la sensazione che ogni mia azione passasse per il suo inconsapevole scrutinio.


 



Nonostante questo, non vederla, non sentirla, non sentire neanche parlare di lei era un vuoto che il mio corpo avvertiva come mancanza vitale.


 



Durante una delle mie solitarie fumate, mi immaginai 


come sarebbe stato se in una storiella romantica stile Disney, al posto di innamorarsi della principessina di turno da salvare, il giovane sul cavallo bianco fosse finito cotto della strega/ matrigna/ regina. 


 



Sentivo che qualora fossi stato costretto, quella avrebbe potuto essere la metafora migliore con cui descrivere a un estraneo la mia misera condizione esistenziale.


 



“Principesse e regine…”


 



-E già questo modo di concepire le donne avvalorerebbe il giudizio gerarchico che Sandra ha su di me.-


 



Rimuginavo tristemente.


 



“Sono un maschio di serie B…”


 


Oltre che le virtù fisiche, di Sandra, accarezzavo col pensiero, anche le protuberanze emotive:


Il suo essere volubile, impositiva, capricciosa…


 



Mi venne una forte erezione immaginandomi a tratti baciarla:


La mia vicina vestita come  la regina di cuori in “Alice nel paese delle meraviglie”… a premermi contro con la carne e il pizzo straboccanti fuori da una caratteristica scollatura 600esca… 


 



Ovviamente anche per quell’eccitazione non ci fu sfogo: 


Dopo i primi colpi, si affaccio’ alla mia mente il ricordo di noi in macchina quel venerdì…


Di come ero stato testimone della sua vulnerabilità:


Il sollievo che avevo provato nel saperla al sicuro.


Il sollievo che aveva provato LEI quando le avevo rinnovato i miei propositi di supportarla e servirla.


E poi il bacio delicato che mi aveva concesso.


Com’era stato languido in quel momento il suo corpo fra le mie braccia…


E dolce! 


Come quella sera, in cui dopo avermi annientato, mi aveva tratto a se e avvolto…


 



Il membro stramazzo’ fra le mie dita…


Sospirai.


 



 “Sei un ragazzino triste e servi...” 


 



La reciprocità di diritti e piaceri tradizionale, in una relazione tradizionale mi doveva essere negata!


E poi tradizionale era il “patriarcato occidentale” no? 


Per Sandra veleno in ogni caso…


 



Ebbi due interazioni prima che rivedessi la mia “divina” vicina che mi spinsero ulteriormente infondo a quello che percepivo come un lento declino emotivo:


 



Il primo avvenne quel sabato:


Ero seduto fuori a bermi un caffè nel quartiere Adriano, dopo una lunga passeggiata fatta per schiarirmi le idee…   


Presi il Caffè, manco a dirlo, accompagnato dall’immancabile sigaretta, quando venni approcciato in maniera tutt’altro che gentile da una donna robusta e il suo uomo.


Avranno avuto circa una quarantina di anni.


Portati decisamente male.


 



Lei, Grassa, Leggings, scarpe da ginnastica fluorescenti, tuta rosa shocking e i capelli raccolti in una palma di Dreadlock rosso vivo.


 



Grosse tette, ma grosso tutto.


 



Il marito stesso fisico ma infilato in una tuta da jogging logata Gucci, col taglio a macchinetta e le sopracciglia perfettamente rifatte che andavano tragicamente a evidenziare il picco superstite dell’attaccatura dei capelli. Tipico lombardo dell’interland per capirci.


 



-Me la dai una sigaretta… per favore?-.


 



Il per favore aggiunto dopo, con malcelato, esasperato fastidio, mentre il resto detto ad alta voce, perentorio.


 



Avendo tratti graziosi e giovanili, ero abituato a questo tipo di interazione:


Solitamente non ci facevo mai troppo caso, ma quella volta era come se la presenza, lo sguardo di Sandra fosse sempre presente, scrutandomi con severità:


Fui li per li sul mentire, dicendo semplicemente che era l’ultima quando alzando lo sguardo incontrai il viso largo e squadrato dagli occhiali da sole della matrona.


 



“.,. Tu sei un piccolo ragazzino triste… e SERVI!”


La voce di Sandra rabbiosa mi fece eco nel cervello.


 



Incespicai, deglutii… ero come in una sorta di trance…


 



“Quella e’ una donna che doveva essere servita!”


 



Il dogma lo sentii arrivare da dentro come pensiero mio, con la voce della coscienza, solenne, fermo…come quello che ci permette di agire in maniera civica senza incorrere immediatamente in una penalità consequenziale.


 



Mi cercai il cartone del pacchetto, colto da una sensazione di ansia e subordinazione, nella tasca dei pantaloni, senza ricordarmi neanche che stupidamente l’avevo lasciato sul tavolino in bella vista, di fianco alla tazzina.


Ero Completamente confuso.


 



-Un… un momento… prego…-


 



Lei seccata comincio’ col battere il piede per terra mentre si reggeva sul fianco con il braccio, il marito/ compagno segui presto la stesso la posa di dominio. 


Come se fosse loro dovuto!


 



-Guarda che e’ li!-


 



I due Torreggiavano sul mio tavolino.


 


 


 


-Ah si… scusi… ecco…-


 



me lo strappo’ di mano con un grugnito.


 



-Ne prendo una anche per il mio UOMO.-


Aveva volutamente sottolineato la parola “uomo”?


O era parso a me?


 



-Si certo.-


Balbettai stregato.


Loro si allontanarono ridacchiando senza un grazie… solo per sedersi a un tavolino di distanza.


Il compagno, evitando il mio sguardo, scambio’ un commentino sul fatto che indossassi una maglietta del gioco “Call of Duty” a cui lei ridette senza troppa discrezione anzi fissandomi con scherno.


Non riuscii a reggere il suo sguardo.


Ero avvilito e eccitatissimo. Sentivo il pisello frustrato supplicare rivolto alla lampo dei jeans.


 



Una parte di me avrebbe voluto alzarsi e buttarsi ai piedi della donna sotto lo sguardo di divertito di lui e incollare le labbra alle sue scarpe, regalando mio discapito a quei due che nella società erano più o meno degli zero (un po’ come lo siamo quasi tutti credo) un inatteso trionfo.


 


 


 


Tornato a casa quel pomeriggio senti’ un urgenza incontenibile.


Mi chiusi nel mio “studio” e col telefonino in mano fui guidato dalla voce ormai onnipresente di Sandra.


 



“Cuckold!”


 



“CUCKOLD!!!”


 



Presi a navigare i siti porno proprio sotto la categoria.


 



Inizialmente i video salvo una eccitazione di partenza non mi trasmisero granche’.


Mi resi conto che cronologicamente quelli della categoria più blandi, quasi dei treesome, roba scambista per capirci, erano i piu’ vecchi…


Si parlava della prima decade degli anni 2000 e d’altrocanto “Cuckold” “Corna” e’ un contenitore sia di pratiche, sottogeneri e indoli vertenti in direzioni anche del tutto opposte.


 


 


 


Poi l’algoritmo del sito, pare leggendomi dentro, tramite il sistema dei “consigliati” mi spinse verso girati molto più impietosi: 


La maggior parte dei video cuckold di produzione recente, avevano come elemento principale le tematiche interraziali e una duplice sottomissione.


Una glorificata, quella della donna, l’altra senza redenzione.


Quella del cornuto.


Il reciprocismo nella coppia, la complicità, sparivano completamente.


 



“Sei sensibile perche’ avverti un cambiamento Caro… e fai bene a preoccuparti…”


 



Ricordavo cio’ che Sandra mi aveva detto in macchina, a tratti in maniera provocatoria, poi reiterato con assoluta serietà, e trovavo questo doppio concetto odiosamente ipocrita e al contempo eccitante…


 



Prendo per esempio Blacked, studio che produceva la maggior parte del materiale che trovavo in quel momento, prima di arrivare ai fatti, spesso c’era un lungo preambolo narrativo in cui l’attrice, donna in carriera annoiata/ insoddisfatta e/o tradita passava minuti a pontificare su quanto quel gesto di buttarsi fra le braccia di un altro, di emascolare il partner, fosse “empowering” come dicono le femministe. 


(Nel presente in cui scrivo e’ un termine che si sente spesso.)


 



In questi porno il consorte nella coppia non era neanche presente, oppure si trovava ad assistere al tradimento in maniera del tutto fortuita. 


Lei inconsapevole e/o indifferente.


Il canto del cigno di una relazione morente…?


 



O la punizione…


O entrambe!


Mi trovavo angosciato a chiedermi da quand’era che i porno si erano messi a fare superfetazioni ideologiche e morali stile canale 5…


 



Vuoti moralismi… 


“Se non c’era un intesa nella coppia, una reciprocità, e lei puniva il suo lui reo di mancanze fisiche quanto scrupoli emozionali… e lo faceva donandosi completamente a uno sconosciuto che di questi ultimi sembrava averne molti di meno…


(E in quel caso eccitata proprio da questo?)


Se la rivincita per una mancanza sentimentale del nostro significante e’ abbracciare, adorare, quella di un’altro…


Qual’e’ allora il crimine da punire?


Solo l’ipodotazione del marito? Il suo non essere uomo abbastanza nelle modalità?


E anche li’ il tradimento e’ una punizione che per essere vissuta tale necessita di scrupoli emotivi da parte del colpevole… altrimenti… 


 



“Altrimenti punisci e celebri l’opposto”.


 



Un paradosso!


 



Mi girava la testa…


Da un lato guardavo mortificato, dall’altro mio malgrado ero eccitatissimo, come in trance.


In quella contraddizione, mi sembrava di cogliere l’essenza della mia infatuazione per Sandra!


 



Febbrilmente cliccavo le anteprime consigliate, addentrandomi nei meandri della mia sessualità e dell’algoritmo, che mi presentava contenuti sempre più umilianti.


Ormai se in una preview non vedevo un corpo bianco e uno nero, lo saltavo direttamente:


continuavo a cercare in quelle sequenze la mia visione del quotidiano di Sandra attorcigliata a uno qualsiasi della sua lunga fila di fidanzati esotici…


 



Tutta la frustrazione di quei giorni mi si stava raccogliendo nel  plesso solare!


Piu’ mi avvicinavo a quello che nella mia immaginazione fosse un ritratto del vissuto della mia Dea e piu’ mi affacciavo su una realta’ in cui la coerenza non sembrava contemplata. 


 



Da Blacked ero ormai approdato e facevo zapping sugli estratti di Dogfart Network.


Mi straniva come i video piu’ aggressivi venivano proprio dalle produzioni non amatoriali, che per forza di cose avrebbero beneficiato ad avere una cornice il meno polarizzante e scanzonata: 


 



Qui si lasciava un po la narrazione di blacked, ma non la retorica:


Le storie avevano come incipit un debito non pagato, una coppietta che a spasso finisce fra le grinfie di un gruppo di malviventi, un giovane marito che urta la macchina di un energumeno (ovviamente nero):


 



Era tutto piu’ esasperato e crudele, meno patinato, con l’attore gracilino che oltre a frignare in un angolo, magari completamente nudo e con una gabbia chiusa intorno al cazzo si trovava a prendere sputi dall’ antagonista e da quella che ormai non era più la sua lei


 



Il tema: la punizione, la colpa?


Essere un uomo debole…


 



“Marco l’unica volta che voglio vederti seduto e’ mentre mi guardi scopare con un altro!”


 



E anche li, puntualmente, mi ritrovai eccitatissimo solo nei momenti iniziali salvo poi continuare a saltare di video in video, sempre meno paziente.


 



Da mezzogiorno si era fatto il primo pomeriggio.


 



Per me mancava sempre qualcosa:


Io fra le braccia dell’energumeno di turno cercavo oltre il contradditorio emotivo della mia vicina, anche quello fisico:


Le forme di Sandra. 


Le sue forme da Donna.


L’ incarnato allampadato e i suoi fianchi da amazzone


Le labbra da boressa e gli zigomi eleganti.


Le sopracciglia arcigne e i suoi occhioni da cerbiatta.


 



Fini’ per trovare quello che cercavo.


O quasi.


 



Il nome dello studio era BlackPayback, (Payback=Rivalsa), che produceva tutta una serie di video strutturati nella medesima maniera. Rigorosamente a tema interraziale.


 



La preview basto’ ad annebbiarmi:


L’immagina era il primo piano di una donna di mezza eta’. piu’ che voluttuosa decisamente in carne e un po’ cadente, bella neanche la meta’ di Sandra ma archetipale del ruolo che svolgeva:


Piercing, Capelli verdi tinti, sguardo da attivista che fissa l’obbiettivo con un misto di sfida e solennità.


Il contrasto fra quell’espressione e un’enorme schizzata di sperma che dall’attaccatura dei capelli le colava nelle narici mi fece trattenere il respiro.


Ero identico a quello di Sandra quando ero andato a prenderla in via Jarach.


 



Quando mi aveva fatto ripulirle il viso a forza di baci…


 



Cliccai sul video.


Anche Il preambolo era incerimonioso.


La donna si presentava nuda, rimanendo sull’attenti.


Dall’altra parte dell’obbiettivo l’intervistatore, un uomo di colore ben piazzato, (lo si capiva dalle mani e la voce profonda) la interrogava spingendola ad aprirsi senza lasciarle troppe liberta’:


Le domande erano quasi tutte chiuse e mirate.


 



Dopo un po’ lei prendeva l’iniziativa di sedersi sul  divano, ma un paio di sberle, che parevano vere e belle forti la facevano tornare in piedi:


La donna parlava con estrema serenita’ e una punta di orgoglio di come avesse deciso di recidere i rapporti col consorte, noioso, ovviamente bianco e col cazzo piccolo.


Il mezzo sorriso con cui raccontava le mancanze di lui spariva dal volto dell’intervistata quando rispondeva direttamente all’interlocutore, con rispetto e subordinazione.


Non abbastanza da salvarla da un’altra sberla forte visto che dall’altri lato dell’obbiettivo il regista arrivati a un certo punto esigeva di essere chiamato con “Sir” “Signore”.


 



L’intervista terminava brutalmente con la donna che veniva interrotta a mezzo frase, la cavita’ orale usata come modo per accogliere l’enorme membro dell’interlocutore in un fellatio condito di schiaffi, rigurgiti e insulti.


 



Era tutto quello che volevo… e anche troppo.


Immaginarmi Sandra in quella situazione mi fece venire le palpitazioni.


 



“E allora perché, semplicemente, non sfogarmi?” 


 



Controllando sul sito ufficiale in cui il video completo era disponibile, a pagamento, era creditato il nome dell’attore, mentre quello delle donne, tutte diverse in ogni girato, non erano mai indicati. 


I titoli delle produzioni erano letteralmente nomignoli spregiativi basati sulle peculiarità fisiche delle attrici:


“Nasona e piercing”


“Femminista rasata (non depilata)”


“Faccia da schiaffi”


Quella che mi aveva attirato era “Tette cadenti e capelli verdi”.


Insomma non si poteva risalire alle attrici, che nelle loro imperfezioni avevano letteralmente le fisicità di donne qualunque. 


 


 


 


“Attrici? Ma lo erano davvero…?”


 



Per calmarmi andai ad accendermi una sigaretta, frustrato, con le palle gonfie e una bizzarra inquietudine verso il futuro.


Quando tornai whatt’sapp mi informava di che avevo ricevuto un messaggio.


 



Era il mio amico Claudio.


-Tutt’appost?-


 



No per niente…


 



Sentivo il bisogno di sfogarmi e parlare con qualcuno tanto quanto quello di respirare…


 



Claudio l’avevo conosciuto lavorandoci nel mondo impiegatizio per 2 anni.


Back2back come si dice nel campo…


Poi eravamo passati alla vendita porta a porta e telefonica.


Assicurazioni prima e infine il becero campo immobiliare.


Era uno tosto, diretto e nei limiti che la sua professione gli imponeva anche sincero. 


Uno di quei ragazzi che per fatalità aveva perso il padre da piccolo e aveva dovuto diventare presto l’uomo di casa...


Sopratutto Claudio era navigato nel campo femminile.


Non che bisognasse conoscerlo nell’intimo per capirlo!


 



il suo biglietto da visita erano la sicurezza e la capacita’ di essere sempre spigliato e a suo agio in quasi ogni situazione…


 



Claudio era tutto il contrario di me


 lui per scherzare diceva che ci completavamo:


apprezzava la mia sensibilità da artista, e i miei viaggi mentali da filosofo. 


“Si be ma queste qualità nella declinazione pratica del saper stare al mondo sono davvero tali?” 


 



 c’eravamo incontrati svolgendo un ruolo di back office, pagato una miseria per la vita media del capoluogo, ma che poteva essere definito lavoro solo in senso lato.


Per un ragazzo senza ambizioni, ansioso anche solo all’idea di avere un qualsiasi tipo di responsabilità quell’ impiego era l’oro nel Klondike!


Non so se mi spiego…


 



Catalogavamo ordini.


 



Ogni ordine erano 2 click di mouse e un Ctrl + C e V di tastiera.


 



Poi la nostra azienda fece puff, e io lo segui nel mondo immobiliare. 


Avventura di breve durata.


Evidentemente tanto quanto mi manca il polso con le donne mi mancava coi clienti:


Dei due, solo lui fu tenuto, e in pochi mesi divenne co titolare di un’agenzia immobiliare non lontano da via Ponte Milvio dove ci eravamo dati appuntamento la mattina dopo.


 



Claudio, per me, anche se meno di prima, trovava ancora del tempo.


Ci beccammo in un bar semi deserto il giorno successivo.


 



Lui era già li quando arrivai, seduto e intento a scherzare con la cameriera asiatica del locale…


Claudio e’ sempre piaciuto alle donne.


Lui e’ un uomo libero!


E a Sandra quell’unica volta che si erano incontrati non era piaciuto.


Odiava, aveva poi detto alla mia ragazza, il suo sessismo.


Il suo machismo…


Io sospettavo che se alla nostra vicina quei tratti caratteriali fossero stati presentati sotto un’epidermide più ricca di… melanina ci avrebbe perso la testa…


Ma e’ quel che e’…


 



Entrai dentro, attesi che la cameriera rientrasse, ordinai un caffè e me lo portai fuori.


Non avevo la più pallida idea di come affrontare l’argomento col mio amico ne tantomeno avviarlo.


 



-Allora come va? Di che volevi parlarmi?-


 



Volevo confidarmi.


Dio solo sa quanto!


Ma non sapevo come.


O forse si… Avrei dovuto aprirmi.


Trovare le palle di aprirmi per davvero.


 



Buttai giu’ un sorso di caffè e rimpiansi di non averlo fatto correggere…


 



-Figa ma hai visto la cinese al banco?!…-


Sbotto’ lui di colpo.


-Marco c’ha un paio di tette… e un sorriso… qui e’ sprecata, se la metti a fare accoglienza nel mio punto, qualche vendita la chiudiamo solo per quelle… te lo dico…-


 



-mmm…-


 



-Altro che la scatolina delle mance…-


 



La cinese al banco non mi trasmetteva nulla.


E dalla faccia tirata sospettavo che il sorriso lo esibisse almeno con cadenza bisestile…


 



-Bah… con me non ha fatto una grinza, e credo che li aiuterebbe di piu’ non farti pagare 1.40€ per una tazzina di caffe’…-


 



-Io ho pagato uno e dieci… La differenza, zio, la fa quello…-


 



Disse indicando lo scontrino che tenevo ancora in mano.


“Come un povero idiota”.


 



-Con Lucia come va?-


 



-Ho… io, io credo di averla tradita…-


 



Sospirai.


Avevo sganciato la bomba.


Al chiacchiericcio da macho di Claudio avrei preferito infilare le dita in una presa di corrente.


 



-Urca…-


 



Guardai altrove:


Oltre la ringhiera una grossa nutria attraversava il naviglio sottostante…


In quegli attimi di silenzio mi trovavo a invidiare la spensieratezza del roditore.


 


 


 


-E si e’ fatto male qualcuno?-


Chiese lui cauto.


 



Il suo viso era imperscrutabile, un po come quando arrivati a parlare di preventivi gli toccava specificare la percentuale della sua commissione.


 



-No…-


 



Mi arrivo’ una pacca sulla spalla.


 



-E allora? Hai fatto il birichino??? E’ tutto qui quindi? Ti senti in colpa?-


 



-…-


 



-Marco siamo uomini cazzo!-


 



-Si’…-


Risposi poco convinto.


 



-Un piccolo inciampo e’ nella nostra natura, basta che nessuno si sia fatto male.-


 



-Mmmm-mm…-


 



-Dai com’era quest’inciampo… ne valeva la pena?! Non hai pagato per…-


 



-Ma vaffanculo!-


 



-Ma era una donna almeno?!-


 



-Ammazzati!-


 



Ridemmo e mi aggrappai a ogni secondo di quella pausa di ilarità.


 



-Scherzo!-


 



-Lo so… il solito coglione…-


 



-Ma?-


 



-Ma…-


 



-Nessuno si e’ fatto male… per ora…-


 



Claudio si rabbuio’. Mi rendevo conto che la sua momentanea mancanza di arguzia era data da un forte senso di se, una capacita’ di imporsi senza lasciarsi sopraffare…


 



“E io come cazzo faccio a spiegargli che ho bevuto un pompino dalla bocca della mia vicina e pomiciato con i suoi tacchi?”


 



Punta dell’iceberg… di quello che sentivo dentro fra l’altro…


 



-Non… questa persona… e’ una persona del tuo quotidiano? 


Marco… ti… anzi… Vl conosce…?-


 



-…-


 



-Minchia! Conoscendo TE stento a credere che sia stato cosi’ avventato…-


 



-Si’… forse lo sono stato…-


 



-Ho capito.-


Lo disse quasi ammirato.


Mi sentii ancora più un miserabile:


Intuivo che il mio amico immaginava scenari virili, io che d’impeto prendevo la malcapitata di turno e l’aprivo come una cassettiera nel bagno di qualche ufficio o locale.


 



-Siamo comunque uomini… e’ impensabile che in 3 anni di relazione… tu, ma anche io.., non lo facciamo con sentimento… avevate bevuto?-


 



-Si… entrambi…-


 



-Ahhhhhhhhhhh… e allor…-


 



-Anche se…-


 



-Anche se?!-


 



-Anche se credo che lei quel passo l’avrebbe fatto prima o poi…-


 



-Quindi e’ iniziato prima… ed e’ stata lei a cominciare…-


Commento’ serio.


 



-Diciamo… diciamo di si’.-


 



-Diciamo?!-


 



-Si… lei dice che mi si leggeva… che mi legge dentro…-


 



-Cristo santo! 


Sono le solite cazzate che le donne usano per scaricare la responsabilità sul maschio… non lo dico per fare il retrogrado, ma e’ un meccanismo che utilizzano tutte le tipe, chi più chi meno… con meno o piu’ consapevolezza, dalla topina segretaria alla strappona in disco, tu non farti abbindolare…-


 



“Si… sono stato abbindolato o Sandra semplicemente mi ha letto dentro?”


 



-Beccano il malessere, ne sono attratte… tanto poi diranno che sono state manipolate dopo che vengono accartocciate… oppure si mettono con il tipo affidabile, tranquillo e quando tradiscono diranno che c’era troppa ritunarieta’… solitamente entrambe le cose e in quest’ordine hehehehe… 


Quello che voglio capire e’ la potenzialità del problema.-


 



-Mmmm… si…-


 



-Cioe’ io vi conosco, non mi sembra che l’affetto manchi fra voi due… pero’ Lucia mi sembra una ragazza calma, molto… buona. Capisci?-


 



-… Si…-


 



-Cioe’ si lascia un po’ troppo scoperta in generale… senza offesa, ma si fida molto, non vorrei…-


 



Seguivo tristemente il suo ragionamento, mentre deragliava.


L’ultimo dei miei pensieri era coprire o inventare una narrazione cautelativa in quel momento.


Non che non ce ne fosse bisogno… era solo che avevo bisogno di sfogarmi in quel momento… di avere comprensione e affetto, pur non essendo sicuro di meritarli…


 



-Cioe’ se Lucia e’ cosi’ fiduciosa, e questa persona dovesse, o tu gia’ sai che le parlera’… 


Forse dovremmo rivedere noi la tua versione capisci Marco? 


PRIMA… 


Sempre giocare d’anticipo… come ti dicevo quando eravamo colleghi…-


 



-Si… ma non so come salvare la faccia da una cosa del cosa del genere…-


 



-Sicuramente quella stronza… come si chiama… l’amica di Lucia, la cavalla, quella li’ che si e’ messa a darmi del fascio-maschilista quando ti ho parlato della mia ragazza…-


 



Per contesto Claudio si era messo a frequentare una modella, una con cui, al tempo dell’incontro che vi sto descrivendo, ci si era pure fidanzato. 


La sera, l’unica, in cui io, lui, Lucia, Sandra e l’allora compagno di lei, Ali, ci eravamo visti tutti assieme, Claudio mi aveva mostrato la sua foto, una presa da un suo Book descrivendola in termini molto “entusiastici”.


Biondina, magrissima, occhi chiari, pur non trasmettendomi nulla, mi ero sentito in dovere di assecondare il suo entusiasmo in maniera non troppo compromettente.


Invece in Sandra era subito scattato quel suo frigido femminismo… occorrenziale.


 



L’immagine della nostra vicina infastidita, scattare in un’ arringa femminista mentre il suo compagno le strizzava le tette e le infilava orgoglioso la lingua in bocca ogni quando riconosceva nel locale un suo connazionale era stato motivo di ilarita’ nelle occasioni successive in cui avevamo potuto sentirci.


 



Claudio nel rimetterla a posto fu scaltro, anziché scattare in maniera aggressiva, rischiando poi di fare la figura dell’aggressore e consolidare agli occhi di Lucia l’immagine che Sandra cercava di dipingergli sopra, aveva passato con tatto la foto ad Ali’ che si era unito in garbati complimenti, (per il tipo di persona che era) ammutolendo la nostra vicina che fra la scelta di dover inserire anche il suo compagno nella categoria “Voi uomini…” e stare zitta, aveva optato per la seconda.


 



-Sandra… si chiama Sandra…-


 



-Si quella! Miss jungle-fever…-


 



-Jungle… ah…-


 



-La grassona… sicuramente le si attaccherà a un orecchio complicando le cose.-


 



-Io… credo che sia molto bella… e’ curvy… non ha quasi pancia…-


Tentai timidamente di difendere quella che era diventata la mia dea…


 



-Beh uno quella non faceva altro che prenderti per il culo, zio quando te ne sei andato in bagno si e’ messa dire che solo per come stavi dritto era gia’ tanto che ti prendessero sul serio ai colloqui di lavoro… e va detto che non ha tutti i torti…-


 



-Cla ma vaffanculo va! Non siamo negli anni 30…-


 



-Si zio, lo dico per te, lei no.


E punto due… a me una donna piace stringerla, avvolgerla, quella se a letto ti sta sopra ti ammazza….-


 



-Dai datti una calmata…-


Seduti di fuori c’eravamo solo noi, e alla nutria che sguazzava nel canale non sembravano certo dare fastidio i discorsi di Claudio.


 



-Ma già dal tipo con cui stava, cazzo lei ha dei fianchi…-


Si sbraccio’ lui ghignando.


Iniziavo a innervosirmi. 


-Figa se non c’e’ Matumbo a pisellarla una cosi fra le cosce prende muffa, cioe’ se la apri rischi di trovarci il gorgonzola che fila…-


 



-Cla ti ho detto basta!.-


Sbraitai alzando la voce.


non potevo neanche credere che i suoi commentini verso Sandra mi dessero sui nervi.


Ma era cosi’.


Era tutto contradditorio…


 



-Marco.-


 



-Hum…?-


 



-Non hai fatto una piega quanto ho parlato della cinese…


Una grinza. Non sei diventato politically correct…-


 



-Io…-


 



-Dimmi che non e’ lei…-


-E’…-


 



-Non la gestisci. Quella non la gestisci.-


 



-Ma sono cotto.-


Crollai.


 



Mi guardo’ negli occhi allarmato, quasi gli avessi rivelato di avere un male incurabile.


 



-Oddio… no. Sei anche innamorato?! Marco no. Quella ti spreme. Ti castra finche’ non si trova uno che la rimette al suo posto.-


 



-Lo so… a livello razionale lo so… ma sono cotto lo stesso.-


 



-Non avete sicuramente scopato. Non ti sei svuotato proprio… senno’ non saresti qui a fare il cavalier servente... e poi si vede…-


 



-Si vede?


Si vede da cosa?!… Comunque un… bacio.-


Omisi il resto ma Claudio gia’ avendo capito che era Sandra la mia cotta sembrava aver chiara tutta la dinamica relazionale.


Mi guardava pieno di tristezza e… delusione.


 



-Sei il suo schiavetto?-


 



Fui a un passo dallo scoppiare a piangere. 


Dovetti per forza o essere sbiancato o diventato color pomodoro.


Mi ero aspettato di poterlo portare io a tentativi.


Ma niente, intuito il complemento oggetto, “Quella li’” il verbo poteva solo essere “servire”.


 



-Ho… ho fatto male a parlartene. Scusa. Ti lascio al tuo lavoro…-


Mi alzai bruscamente.


Ero arrabbiato.


Arrabbiato con me stesso.


Se Claudio fece qualcosa per fermarmi non lo sentii, non mi voltai indietro.


avvampavo.


Mi infilai nella 53 e poi sulla rossa con un groppone nello stomaco.


Sbagliai fermata e dovetti riprendere la metro per la direzione opposta.


Era buffo come per quanto Claudio ci tenesse a me, per quanto la sua visione macista fosse agli antipodi in uno spettro idealistico al femminismo spicciolo da bagno delle ragazze di Sandra… entrambe convergevano sulla medesima conclusione:


 



Ero un debole. Uno sfigato. Un perdente.


 



Quello e il dover stare dritto con la schiena…


 



Tornato a casa mi rintanai nel mio studio.


Sentivo di volermi rotolare nel lettino e addormentarmi.


Mettere in pausa quei maledetti pensieri.


La vergogna, i sensi di colpa… e nonostante quello il mio desiderare cosi tanto anche una sola interazione con Sandra.


 



Mentre mi accingevo a mettere il telefono in modalita’ silenziosa, feci in tempo a essere notificato della suoneria di chiamata in entrata.


Era Claudio.


Non volevo rispondergli ma almeno una scusa per quel comportamento brusco gliela dovevo:


Aveva ritagliato del tempo dal suo lavoro per vedere me.


E poi aveva semplicemente ragione. Su tutto.


Come anche Sandra.


Solo che lui aveva a cuore il mio benessere.


 



-Cla scusami… io…-


 



-No Marco scusami tu. Lo sai che ci tengo a te. Non voglio che ti succeda nulla. Ci sono andato pesante per quello.-


 



-No! Lo capisco…-


“Dovessi sentire quell’altra.”


 



-Ascoltami. Ti ricordi quando ti scartarono, li all’agenzia?


Praticamente i due novellini che erano in prova con noi e che poi tennero, fecero le vendite sui tuoi contatti. 


Gli fecero la proroga per quelle due vendite precoci.


Sui due che ti eri lavorato tu.


Il vecchio, quello di via Flumendosa e la ragazza… Alia.,,


 



-Alma.-


 



-Alma! Ecco vedi te lo ricordi ancora…-


 



Mi ero “lavorato”. Erano persone fragili, lui vedovo solo, un 90enne (aveva visto due dei suoi figli morire di vecchiaia) che avrebbe venduto a uno sputo la villetta degli anni 50 per potersi trasferire vicino ai nipoti (impellenza che avevo fomentato anche un po io durante le mie visite) e lei, ragazza molto “naif”… faceva da intermediaria ai genitori ispanici che a dispetto delle similitudini linguistiche sembrava non capissero nulla d’italiano.


 



Avevo stupidamente verso la fine del periodo di prova esternato le mie perplessita’ a Carmine, titolare del punto vendita.


Uomo di pochi scrupoli. Tagliato per quel lavoro.


 



-Beh quando poi mi hanno fatto Team Leader, e sono potuto entrare in confidenza con Carmy, gliel’ho fatta notare sta cosa. I due che abbiamo tenuto, oltre a quelle due vendite, non hanno saputo concludere nulla. 


Nulla. 


Non riuscivano neanche a farsi invitare nelle case quando citofonavano.


In compenso Carmy prima di lasciarli andare gli ha versato due mensilita’.


Gli ho chiesto se si fosse mai pentito della sua scelta.


Quella di lasciarti a casa in favore di altri.


Mi fa NO.


Che le tue vendite, secondo lui aspettavano solo di essere colte, stava a te arrivare al dunque, chiudere un contratto e’ come una scopata dopo l’appuntamento.


Fra il marpione palese e quello che tergiversa, che non ci crede neanche lui, non c’e’ scelta. Chi vuole prima o poi ottiene. E tu ti sei… anzi ti macchi del peccato peggiore del venditore…-


 



-Si Cla… e sarebbe avere “scrupoli”?-


 



L’immagine di Ali quella sera che palpava il culo e le tette di Sandra senza ritegno mi passo’ prepotentemente per la mente.


 



-Io… sono solo contento di non essere stato quello ad approfittarsi di quei due poveretti… sinceramente…-


 



-E i due poveretti, sono poveretti nella tua testa.


Alma senza la nostra intercessione come pensi che avrebbe fatto a farsi affittare il locale? Senza un contratto a tutelarla e un intercessione, in quella zona, il moroso lo stai praticamente invitando, e il signor egidio, dopo che si e’ rotto un anca cadendo, dal secondo piano ha dovuto strisciare giu’ per le scale per chiamare i soccorsi con l’unico telefono in soggiorno. 


Si e’ anche pisciato nei pantaloni nel mentre….-


 



-Ma perché mi stai…-


 



-Ha dovuto vendere! E si ricordava del giovane simpatico con gli occhi chiari…-


Arrivo al dunque.


C’e’ sempre una ragione dietro tutto. Anche una chiacchiera al bar.


Il tuo peccato e’ quello di essere un nerd e non cercare mai di capire quello che vuole l’altro.


Nelle vendite come nei flirt. 


Gli scrupoli morali sono il passo successivo, quando decidi TU se vale la pena di vendere il tuo prodotto o no come soluzione al bisogno dell’altro.


La benevolenza la si concede quando si e’ in vantaggio.


Dall’alto.


Questo e’ quello che si fa di solito.-


 



-Si…-


 



-Ma TU devi davvero fare un lavoro mostruoso pero’ prima Marco…


Tu, in questo caso, sei un venditore che non sa neanche cosa sta vendendo e a quale cifra:


Non so quante volte ti sei visto con lei, non indago visto che i giudizi sono l’ultima cosa di cui ai bisogno e non garantirei una reazione neutra.


Ma questa che vuole? Vederti X volte per dirti quanto sia poco attraente la tua postura o tu sia inadeguato? Ti ha chiesto dei soldi? Le interessi solo perché sei in una relazione? E se interessi, in che modo?!-


 



Sospiro’.


 



-Liberati di quei dubbi, su quello che vuoi tu, prima, visto che ti stai imboccando una strada senza uscita…


 Anche in generale… vedrai ti troverai a dire il 90% in meno di “io… mmm… diciamo… credo…” ogni cazzo di volta che ci vediamo…-


 



-Cla vaffanculo… stronzo.-


 



Ridemmo.


 



-Dai ti lascio, mi ha fatto piacere vederti comunque.-


 



-Grazie. Lo stesso.-


 



Mi sentii piu’ sollevato.


 



Mi accinsi a mutare per la seconda volta i suoni del cellulare ma il fato mi interruppe ancora.


Era Lucia.


 



-Ciao amore… senti torno alla solita ora, ti chiamo solo perche’ Sandra m’ha detto che sta impostando il sito del suo shop… e che ha bisogno di un aiutino, non e’ pratica lo sai. Passa alle 15… riesci a darle una mano o a provarci senza mandarla a cagare? Fammelo come favore personale Marco.-


 



Feci qualche battutina sulle capacita’ della nostra vicina per cui Lu mi riprese puntualmente.


Lo feci per salvare le apparenze… e’ chiaro…


Nello stomaco sentivo invece un misto di ansia e euforia invadermi completamente.


 



Controllai il cellulare per vedere l’ora.


Le 15 sarebbero state fra 2 ore.


Impostai l’allarme.


 



Non so bene come ingannai l’attesa, guardai qualche film in streaming, fumai come una ciminiera… giocai con la play… sicuro 2 di queste.


Ogni 10 min ricontrollavo il telefono per vedere l’ora.


 



Un’altra notifica su whatsapp.


Era sempre Claudio con un messaggio di testo:


 



-“Ps”… anzi niente “Ps”!


Questo e’ un NB.,.


sempre, ma sopratutto se sei ansioso, ricordati che conoscere e’ potere, capisci “Lei” che vuole…-


 



-“Lei”. Cla ti ringrazio, ho capito, dai coi giudizi pero’!-


Misi la faccina sorridente.


 



Mi rispose dopo poco.


 



-Se vuole una pausa, se sei una pausa zio, allora capisci quanto sarà lunga… e di che tipo…-


 



-Pausa?-


 



-Si’ zio, se ha bisogno di una pausa fra una palpata di Aziz, e una di Mohamed… o fra un Salvo e un Turi…-


 



-Dai!!-


 



-Hahhahaha… Posso dirlo sono terrone anche io.-


 



-Si’ ma basta coi giudizi!-


 



Chiusi la chat e guardai l’ora.


 



Sembravo Lucia quando riprendeva me per i miei commentini.


Ero ipocrita? No.


L’ipocrita trae sempre un qualche tipo di beneficio dalla sua dualità.


Io ero incoerente.


E questa consapevolezza mi faceva solo soffrire.


 



L’allarme del telefono mi riscosse dalle mie riflessioni.


L’euforia aveva lasciato completo posto all’ansia.


I consigli di Claudio cosi’ come la sua capacita’ di alleggerire le situazioni piu’ pesanti furono spazzati via da una sensazione di claustrofobia e impellenza.


La piccola pausa mentale concessami era terminata.


 



Sandra sarebbe stata arrabbiata?


Per cosa?


Qualsiasi pensiero su di lei, erotico e non, era sempre, puntualmente, seguito da sentimenti d’inadeguatezza…


 



Potevo aver fatto qualcosa per contrariarla?!


 



Cosa sarebbe successo una volta arrivata?


E sopratutto cosa avrei dovuto fare?!


L’uomo come diceva Claudio? O lasciare che le cose facessero il loro corso?


 



Fu in quel momento che sentii il campanello suonare.


 



Mi alzai con il cuore in gola solo per, uscito dallo studio, ritrovarmela davanti, direttamente in soggiorno.


Bella come una Dea della guerra.


 



-Ma lasciate sempre la porta di casa aperta voi?!-


 



“Idiota!” 


Mi ero pure dimenticato di chiudere.


 



Cercai qualcosa di intelligente da dire… poi anche solo qualcosa da dire e basta… ma quella di Sandra era presenza annebbiante…


Indossava una veste Kafta dal taglio ampio che su un fisico cosi voluttuoso sembrava piu’ un’abitino da serata.


Da come le cadeva il tessuto sulle curve si capiva che sotto era completamente nuda. 


Nessun reggiseno e probabilmente neanche gli slip…


Era comoda…


Le cosce morbide e abbronzate che ammiccavano dall’orlo dell’abito, le linee decise dei polpacci condussero il mio sguardo sulle caviglie sottili incorniciate da un paio di sabot con la fasciatura alta e una punta spigolosa.


Aveva le ditina dei piedi abbronzati smaltati di bianco. 


Come le scaglie di cocco sul cioccolat…


 



-Marco… ti sto parlando! Sei ancora sul pianeta terra o riesci a tornarci in tempi immediati?!-


 



Struccata o avendo solo applicato un tocco di fondotinta, con i capelli raccolti, ricordava l’aspetto di una matrona romana.


Oltre brandire un ventaglio massiccio a mo di scettro, 


Anche per la posa, visto che si stagliava con severità… con le braccia incrociate in un ambiente che fino a quel momento era sempre stato il quotidiano mio e della mia lei.


 



Le la labbra piene le si schiusero di nuovo:


 



-Perché non mi hai scritto… Devo essere costretta io a usare questi sotterfugi con Lucia?!-


Sentivo il sangue risalire al cervello e i battiti del mio cuore pulsare a cento, il resto distante, attutito.


La mia vicina scrocio’ le braccia. Allargo’ il ventaglio e si diede qualche colpo in viso. 


 



-Buongiorno Sandra…-


 



Scartai il “Ciao” per automatismo, ricordavo la sua reazione quella fatidica mattina, e poi vista la natura del nostro rapporto quel saluto informale era fuori luogo.


 



Potevo immaginarmi Claudio mettersi le mani fra i capel...


 



-Sei rimasto indietro. Oggi vai a scoppio ritardato? Ti ho fatto una domanda!-


 



-Pensavo fossi arrabbiata… non volevo disturbarti…-


 



-Vuoi farti cercare?-


 



-No… io…-


 



-E’ questo che vuoi?-


 



-Mi sei mancata tantissimo.-


La voce mi usci crepitando.


Dio quanto avrei voluto stringermi a lei e sentire il suo corpo sul mio!


 



Mi guardo’ interdetta. Poi dritto negli occhi per degli attimi che mi parvero tanto lunghi quanto dolorosi.


soddisfatta, si avvicino’ bruscamente.


 



-Ma stai bene?!-


 



Mugugnai qualcosa.


Mi prese con decisione il mio viso fra i palmi morbidi mentre rimanevo ulteriormente stordito dal profumo della sua pelle e dei suoi capelli.


 



-Sei pallido… fa vedere il faccino… e sei pure caldo…-


 



Il cruccio le muto’ in un’espressione incuriosita e compiaciuta…


 



-No non stai bene…-


 



Imbarazzato anche dal contatto, scossi leggermente il capo.


 



-E non stai venendo.-


 



-Eh?!-


 



-Non stai venendo.-


 



Come… come fai a dirlo?-


 



“Come facevano a dirlo.”


 



-Scotti…


 E sudi!-


 



-L’altra… l’altra cosa dai…-


 



-Muhahahah che non ti sei svuotato… ?! Caro, gli occhi!-


 



Mi ero guardato allo specchio andando in bagno poco prima.


Mi guardavo sempre allo specchio, non avevo piu’ occhiaie del solito…


 



-Hai la stessa espressione di un cucciolo dopo l’operazione -


 



-L’operazione.,, quale…-


 



-Hai la stessa, identica cazzo di espressione dell’ultimo fidanzatino che avevo al liceo, quando prima di mollarlo non gliel’ho data per delle settimane… adesso sediamoci!-


 



L’ordine fu dato cinguettando…


 



Mi senti trarre verso il divanetto, lo stesso con cui ( ahime’ sempre meno) ero solito accoccolarmi con la mia ragazza.


 



Dopo aver passato un periodo di apatia misto nervosismo, mi sentivo semplicemente spossato.


Ero stanchissimo.


 



A Sandra basto’ premermi leggermente sulle spalle per farmi sedere e poi con grazia felina, si accomodo’ direttamente su di me.


 



-Ti sono mancata allora?-


Mi Sussurro’ compiaciuta.


 



-Tanto.-


 



Potevo sentire il caldo minaccioso e rassicurante delle sue natiche sulle mie gambe.


 



-Tanto tantissimo?-


Rincaro’ carezzandomi il viso e i capelli.


 



-Infinitamente. Da star male senza.-


 



Io ero serissimo.


 



-Mi vuoi spiegare? Devo tirarti fuori tutto con il bisturi?-


 



“Il bisturi?…le pinze?!”


 



-Hei! Guardami… allora?!-


 



Le raccontai tutto.


Senza preamboli.


Tutto:


Dal come mi fossi sentito vuoto, perso senza di lei ai miei pensieri sessuali, contraddittori.


Certo rimasi vago, volutamente, sulla mia infatuazione per le SUE contraddizioni. Per una questione di rispetto. 


Anche perché ero stato abbastanza esplicito l’ultima volta. 


Le Raccontai del mio incontro con la cafona al bar… dell’emozioni che mi aveva suscitato… di…


Ecco una cosa omisi. Il mio aver visto Claudio e la conseguente conversazione.


Sapevo, sentivo che non sarebbe stata una buona idea.


In tutto questo fiume in piena di esternazioni che straripai mano a mano con crescente intensità avrei voluto chiudere gli occhi e abbandonarmi alle sue carezze.


Prima mi passava le mani fra i capelli, poi mi massaggiava delicatamente le tempie.


Il patto era pero’ che la guardassi dritta in volto.


Non potevo chiudere le palpebre o distogliere lo sguardo.


altrimenti Sandra, con decisione, mi riprendeva prima con delicatezza, poi con schiaffetti decisi.


Non fece smorfie, sorrisetti, certo quando le raccontai delle mie escursioni pornografiche, come mia ricerca di lei, il suo viso, il suo sbattere le ciglia tradì un certo compiacimento.


Ma in generale ascolto’ seria e attenta, atteggiamenti che nei miei confronti non aveva mai avuto.


A tratti mi lasciava per poco, il tempo di digitare qualcosa sul telefono, pur esortandomi a continuare.


Quando finii, mi sentivo completamente alleggerito.


Le sue attenzioni, semplicemente la SUA presenza erano anche l’unico modo per riprendermi da quell’ansia terrificante che mi si era attaccata nell’ultimo tempo.


 



-Cucciolo…-


 



Mi bisbiglio’ enfatica dandomi un bacino sulla fronte.


 



-Povero cucciolo…-


 



Sotto sotto rimasi deluso, avevo atteso, segretamente un lungo bacio vero, intenso, l’avevo desiderato da quel venerdì sera… fino a quel momento era stata una ricompensa fissa per tutte le mie esternazioni, il mio mettermi a nudo nei suoi confronti che non era quasi mai reciproco. 


 



Ancora una volta Sandra parve leggermi dentro:


Un tintinnio mi riscosse da quel piccolo breve, avvilimento.


Sotto il naso mi ritrovavo sventolate un mazzetto di chiavi.


-Ecco Marco, il permesso per svuotarti non te lo do.


Ma tu cerca di non implodere, adesso saliamo da me, cosi’ almeno doniamo un po di sollievo al tuo cervellino sottomesso…-


 



Allungai meccanicamente la mano verso l’oggetto senza pero’ che mi venisse dato.


“Permesso?!”


Pensavo intanto.


“Non ho nessun bisogno di permesso per sfogarni, ti ho spiegato quanto complessi siano i meccanismi che mi impediscono di…”


Avrei voluto dirle, ma piu’ pensavo a quella parola, a “permesso” piu’ stranamente mi sembrava sensato quello che Sandra mi aveva appena detto.


Anzi dopo la tensione dei giorni/ore precedenti mi sentii pervadere da una sensazione di calma che langui’ ogni opposizione razionale alle sue istruzioni…


 



Il tintinnio non smetteva, dolcemente Sandra continuava ad agitare le chiavi sotto i miei occhi.


“Permesso.”


“Permesso.”


 



Alla mia mente si affaccio’ la scena del girato cuckold che avevo visto tempo prima, con il cornuto, gracilino, pallido, che  assisteva frustrato alla sua bella presa fra le braccia di un omone mentre con una gabbietta intorno al cazzo tentava maldestramente di farsi una sega.


Solo che in quel momento non provavo frustrazione, rabbia, ansia…


Mi sembrava..:


 



Ting ting ting.


 



Ero di nuovo al bar, con Claudio davanti e la sua faccia di colpo seria…


Sentivo di nuovo quella domanda postami cosi’ a freddo, in maniera tagliente…


 



“Marco sei il suo schiavetto?!”


 



Ma anche li, in quel momento mi parve assolutamente normale…


 



Ting ting ting.


 



“No… non normale. Naturale.”


 



Ting ting ting.


 



“Servire….”


“Permesso”.


 



“Si’ Claudio, lo sono. Sono il suo schiavo.”


 



“E’ ovvio no?”


 



Sandra finalmente mi riscosse chiudendomi il palmo intorno al metallo freddo delle chiavi.


 



-Questa e’ la tua copia Marco, ma se hai il sospetto che sono in compagnia, scrivimi prima.


Per tutto il resto, con garbo, rispetto, sali quando ne senti il bisogno…-


Aggiunse ridacchiando:


-Al massimo sono io a cacciarti a pedate…-


 



-Si… sissignora…-


Farfugliai ancora mezzo stordito e euforico.


 



Sandra si alzo’ e mi tiro’ su bruscamente per le spalle evitandomi l’imbarazzo di mascherare, sopratutto, il secondo stato d’animo.


 



-Dai avanti! Fai strada ometto!-


 



Esclamo’ fra il serio e il giocoso, in compenso la pedata che mi rifilo’ fu bella forte.


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


CONTINUA…


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 

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