Siamo al primo weekend di Luglio e finalmente è giunta la data che tanto aspettavi, la giornata presso l’agriturismo a cui i nostri amici ci hanno invitato e parlato da tanto, si tratterebbe della rivisitazione in chiave moderna di un antico rito pagano, non ne sappiamo altro, ma l’entusiasmo manifestato dai nostri amici ci ha coinvolto ed incuriosito.


L’appuntamento è per le 17:00 presso l’agriturismo appena fuori città, è previsto un tuffo in piscina quindi giungiamo all’appuntamento in costume da bagno.


Sul prato attorno alla piscina ovale sono disposti, sotto gazebi di legno i tavoli con sei sedie, la direttrice ci accoglie invitandoci ad attendere qualche minuto l’inizio della cerimonia.


Guardandoci intorno scopriamo di essere in compagnia di tanti dei nostri abituali amici che salutiamo, ma quelli che hanno già partecipato non vogliono anticiparci nulla.


Trascorsi alcuni minuti la direttrice richiama l’attenzione dando il benvenuto a tutti, poi ci invita a prendere un calice con il cocktail di benvenuto in attesa del brindisi d’inizio, i posti non sono assegnati e decidiamo di accomodarci con i nostri amici, in piedi davanti al tavolo la direttrice ci invita a brindare, poi racconta di un antico rito pagano che celebra la forza e la figura della donna.


Mentre assistiamo ad un ballo tribale sento la mia testa giare, mi rivolgo a te che confermi la cosa, poi siamo sopraffatti da una irresistibile uforia, terminata la danza la direttrice spiega che il calice conteneva la bevanda sacra composta con estratti naturali, scoprimmo poi con effetti ipnotici.


“Entriamo nel vivo della cerimonia” la direttrice ci invita ad entrare in piscina, poi gli uomini ad abbracciare la propria compagna, siamo euforici e in preda agli effetti della bevanda, “adesso denudate la vostra donna e dea”, tu mi sorridi e in un attimo ti sfilo il costume, tutte le donne sono nude, poi chiede di fare altrettanto alle donne, siamo lì da pochi minuti e ci ritroviamo nudi con decine di persone, ma tutto ci sembra normale.


Mentre usciamo dalla piscina divertiti e sorridenti la direttrice annuncia l’entrata dei cerimonieri, una schiera di ragazzi molto giovani dai corpi scolpiti con indosso una maschera che copre il volto fino a sopra la bocca e una gonnellina di paglia che lascia alla vista i loro attributi penzolanti.


I cerimonieri si inchinano alle donne e offrono un asciugamano, poi escono.


Tutti seduti ai tavoli ridacchiano e commentano increduli, siamo tutti nudi, alcuni evidentemente eccitati, io, alla vista dei tuoi capezzoli eretti mi eccito.


Rientrano i cerimonieri consegnadovi un vassoio coperto da un panno, la direttrice ci invita ad alzarci e poi comincia: “adesso, mie divine ospiti, comincia il rito della forza, alzate pure l’asciugamano che copre il vassoio che vi è stato consegnato” dice, tutte le donne lo fanno restando sorprese alla vista degli oggetti fino ad allora celati, “prendete la gabbietta, inginocchiatevi ed applicatela al vostro uomo” si trattava di una gabbietta per il pene in plastica rosa, incredulo guardo mia moglie, nuda, inginocchiata ai miei piedi, davanti a circa 30 persone, armeggiare per applicare quello strumento, la cosa mi eccita e rende impossibile l’operazione, ma puntuale la responsabile. “se il pene è eretto basterà strizzare con forza le palle” non fa in tempo a finire che un dolore intenso mi pervade, la mie erezione svanisce e sento il click del lucchetto della gabbietta, tu soddisfatta mi accarezzi, poi come da istruzioni mi applichi un collare simile a quello di un cane.


“i signori sono invitati a chinarsi sul tavolo” enuncia la responsabile, poi guida le donne a passare un lubrificante sull’ano dei rispettivi compagni per aggevolare l’inserimento di un plug anale.


Docili come cagnolini tutti noi maschi siamo ridotti in una condizione surreale, i cerimonieri hanno rimosso le nostre sedie, le rispettive compagne ci ordinano di accucciarci ai loro piedi strattonando il guinzaglio che, attraverso alcuni occhielli è collegato alla gabbietta e al plug, così da stimolare il tutto ad ogni tensione.


La serata continua con una sorta di gioco in cui, le donne, estraendo una carta ricevono delle istruzioni, una di queste mi procura una coda, poi ne estrai un'altra, la leggi sorridendomi, quindi giri la sedia e allarghi le cosce mentre mi tiri a te col guinzaglio fino a portare la mia faccia sulla tua figa ormai colante invitandomi a leccare per bene, “lecca le figa alla tua dea e padrona” mi ordini e intanto strattono il guinzaglio per muovere in profondità il plug.


Il rito della forza della donna è in pratica una seduta collettiva di femdom, gli uomini ridotti a schiavi di donne compiacenti e perverse.


I cerimonieri continuamente riforniscono il tavolo di ogni cosa, drink, stuzzichino o accessori adatti a soddisfare fantasie e stravaganze, ad ogni dea padrona ne è assegnato uno fisso, il tuo è un ragazzo sui 22 o 23 anni, alto e muscoloso e con una pene, anche da moscio, davvero grosso e lungo che non evita di strusciarti addosso quando ti serve provocandoti piacevoli sensazioni.


Sono trascorse ormai alcune ore, le cose stanno gradualmente degenerando in una sorta di orgia collettiva, tu fermi il tuo cerimonieri sussurrandogli qualcosa all’orecchio, intanto accarezzi l’interno della sua coscia, ci alziamo, tu dalla sedia io da terra e vi segui fino ad una camera da letto, nel tragitto vi scambiate effusioni, lui stringe le tue tette, tu accarezzi il suo petto, giunti in camera mi ordini di inginocchiarmi a terra ai piedi del letto mentre tu cominci a leccare e succhiare il suo pene che diventa subito enorme e durissimo, quello che vedo mi eccita ma il mio pene è ancora serrato nella gabbietta di castità che mi provoca dolore quando ho un’accenno di erezione, tu sei a quattro zampe, il viso verso di me e i fianchi offerti al quel colossale pisello che senza fare complimenti comincia a stantuffarti con foga, mi baci appassionata mentre lui ti sbatte con forza, poi si ferma, tu hai una ttimo di esitazione, punta il glande sul tuo ano e con un colpo di reni il tuo culo è infilzato, mi abbracci per sopportare il dolore, la fua figa cola di diacere, le gambe tremano, lui affonda quel palo di marmo tra le tue natiche, comincia a dondolare e quando il dolore è quasi svanito ti lasci andare a quella monta animalesca, spingi il bacino verso di lui per sentire quel giovane maschio tutto dentro, mentre abbracci il tuo maritino ridotto a un cagnolino inerme, vieni più volte prima di sentire il suo caldo sperma inondarti.


Ti osservo sfinita sul letto, appagata come mai, io disperato per non aver potuto dare sfogo all’eccitazione, vi scambiate alcuni sussurri prima di veder andare via quel ragazzo mascherato, quando hai ripreso le forze mi trascini sul letto tirando il guinzaglio, il cerimoniere ha portato l’ennesimo vassoio che una volta scoperto rivela un grosso strapon, lo indossi mentre mi dici “adesso è il tuo turno!”...